20 anni Cotogni

Associazione Antonio Cotogni

coccarda

20 GENNAIO 1997

Nasce a Roma l’associazione Culturale Antonio Cotogni.

E’ stato per tutti noi soci fondatori un momento importante, quando dopo un’elaborazione individuale e collettiva abbiamo dato vita alla Cotogni.

Un’associazione che portando il nome del grande baritono Antonio Cotogni, recuperasse il passato, guardando al futuro.

Ricercare il canto perduto, era il motivo predominante del nostro lavoro, ma non l’unico.

Per la Cotogni la memoria è stata sempre una ragione di essere.

La memoria degli artisti impegnati, oggi tristemente dimenticati e la memoria della lotta contra l’ingiustizia, in qualsiasi parte del mondo avesse luogo.

La lotta per una cultura, di tutti e per tutti, non ancorata al passato, ma con le radici saldamente inserite in quel passato.

L’esperienza che viene da lontano è fondamentale nella cultura di un popolo, ci dà un’identità e un valore.

Così in questi 20 anni di vita, abbiamo fatto tanti concerti per solidarietà, ricordando i “dimenticati “di ieri e di oggi, abbiamo fatto seminari, laboratori di tutti i generi musicali, ma soprattutto abbiamo cercato di formare non cantanti ma, “gente che canta”.

Per esprimersi, per essere, per parlare di sé in modo diverso, attraverso le proprie emozioni, cosa che non esclude assolutamente la possibilità di una carriera artistica, ricordando che il coltivare la grande tecnica del canto italiano, dà un valore aggiunto che porterà in ogni “prodotto artistico” la naturalezza e l’espressività di una grande tradizione.

Sono passati molti allievi in questi 20 anni, da tutti ho imparato e spero che in ognuno di loro rimanga un po’ dello spirito della Cotogni.

“E’ importante inserire l’arte nella vita quotidiana, che faccia parte dei nostri bisogni, che corrisponda a un ordine culturale nuovo.

In una società più umana, l’arte non è un lusso, né un surrogato alla noia, è una necessità vitale.”

(F.Leger)

Oggi, possiamo dire che abbiamo fatto tutto il possibile per attuare questo impegno.

Ci aspetta la lotta per la difesa della nostra sede a Primavalle, la diffusione di questi principi e l’impegno quotidiano per la cultura.

“Quando la cultura si gode come un privilegio corrompe più dell’ oro”

(J.Ingenieros)

Grazie ai soci fondatori:( Leonor,Patrizia P., Beatrice, Ivana, Elisabetta e Mauro, Alberta, Alessandro, Stefania Q.,Roberta, Patrizia F.,Stefania D.N.) che hanno creduto per primi in questa utopia.

Grazie a tutti coloro che sono venuti dopo e che hanno condiviso con passione il percorso della Cotogni.

Grazie a MAGDA OLIVERO, che ha condiviso con me la sua memoria di Antonio Cotogni.

Grazie al laboratorio di oggi e ai progetti di domani.

Io sono da 40 anni nella ricerca.

Voi siete il mio futuro.

ROSA RODRIGUEZ

NEL VENTENNALE DELLA COTOGNI

Un anniversario significa guardare un po’ la strada percorsa ed è un confronto non solo con il futuro, ma è anche rivedere se questa strada è stata sempre coerente con l’idea iniziale.

Un’Associazione Culturale ha il dovere di fare cultura…ma quale ? Perché e in quale modo ?

Sono problemi importanti, che non si risolvono solo con i buoni propositi, ma che hanno bisogno di elaborazione.

La Cotogni è ricerca vocale e memoria.
Ma non può e non deve essere solo quello. 
La funzione sociale della cultura, non si esaurisce in un miglioramento artistico o estetico fino a se stesso, deve migliorare il rapporto d’ogni individuo con l’altro, che va considerato non in base all’utilità per la nostra realizzazione, ma recuperando l’idea per la quale: ” siamo, mentre stiamo insieme “.
Viviamo in un vuoto etico , che si manifesta anche nell’oblio dell’altro.
Parlare di etica significa capire cosa manca e perché, principalmente, non troviamo più la base dove fondamentarla.
Anche per questo la società odierna deve capire quale sia la motivazione per la quale avere un’etica; non essendo la religione, oggi, forza morale di massa, né credendo nella ragione pratica che ha proposto Kant, dov’ è la base di ogni nostra azione ?
E’ necessario costruire una nuova coscienza collettiva, contro la mancanza di solidarietà, contro l’egoismo e l’individualismo che ci rendono più soli e inevitabilmente più fragili.
Trovarla è la sfida epocale del nostro tempo.
Questo è stato ed è il compito della Cotogni, oltre il canto, la musica e la memoria.
 Un compito enorme, per il quale lottiamo da piccoli…ma, si sa che ogni goccia fa il mare.
Cantando soli, non cambieremo la società
ma,
cantando tutti insieme saremo più felici.

Parlando di Cultura

Il fare cultura sul territorio è rimasto oggi, un arrampicarsi sugli specchi del volere e non potere.

E rimane in dubbio anche il volere.
Perché allo stato attuale, la finanza pubblica ha ridotto drasticamente le risorse destinate ai
progetti culturali, soprattutto a quelli che guardano, non solo al presente, ma al futuro.
 La cultura non è riuscita a diventare, nel nostro paese, una risorsa su cui investire e dalla quale
trarre profitti per allargare e consolidare quelli già realizzati.
Le attività musicali e liriche particolarmente, rimangono confinate in limiti precisi, grandi costi per piccoli numeri di fruitori.
Le Scuole di Musica e Associazioni Culturali, raramente sono finanziariamente autosufficienti
e lavorano inevitabilmente in piccole realtà culturali, mentre i luoghi di grande produzione, 
rimangono fuori di questi importanti elementi della realtà quotidiana.
 Per questo l’Italia nel contesto europeo, rimane in una posizione singolare data da
scarsa alfabetizzazione musicale di base,
programmi inadeguati e anacronistici per la formazione professionale
e le produzioni lirico-sinfoniche estranee ad ogni rapporto costi-benefici.
Tutti questi elementi si uniscono all’incapacità di partecipare attivamente a progetti comunitari
di scambio e collaborazione.
 Arriviamo al paradosso di centinaia di fondi comunitari per la cultura, da noi NON utilizzati
e che andranno distribuiti nei progetti di altri paesi.
Abbiamo un grande patrimonio turistico-ambientale e risorse creative e nonostante quello
rimaniamo incapaci di capire le grandi possibilità di sviluppo che ci si offrono, se solo fossimo
capaci di uscire da logiche provinciali e clientelari.
 Dobbiamo quindi pensare la cultura come produttrice di risorse anche economiche, capace
di sviluppare un altro sguardo della realtà, motivo di coinvolgimento della popolazione e
fattore di crescita individuale e collettiva.
Combattere gli elementi che hanno fatto si che in Italia, la cultura sia una specie a rischio d’estinzione.
Per questo, per poterlo realizzare si necessita degli sforzi di tutti: pubblico e privato.
Ma i nuovi sentieri realistici, sicuramente inconsueti, non sono semplici e hanno bisogno di 
una nuova lettura della politica e di una volontà, che si riconosca e RICONOSCA nella 
CULTURA un valore importante, attuale e pieno di possibilità.

La cultura o i diversi significati del termine cultura

Bisogna considerare i vari aspetti del lavoro culturale:

  • la cultura come sviluppo dell’uomo nella società
  • la cultura propria di realtà sociali diverse, contadina, dialettale, isolana
  • la problematica d’unificare una cultura universale.

La cultura è soprattutto lo sviluppo del corpo e dello spirito, l’azione di coltivarsi e il suo risultato, vale a dire un sapere che ci aiuti a vivere meglio.

Dice Chombart De Lauwe:

“Il mobilio o la preparazione dei pasti, il lavoro e le strutture sociali, esprimono una civiltà al pari della letteratura o della musica.”

Non sempre siamo in grado di dare valore a forme culturali lontane da noi.

E non considerandole è sempre più facile pensare alla superiorità di una civiltà sulle altre, o di un popolo, finendo a ragionamenti sulla razza superiore di triste memoria.

Per questo il razzismo è l’opposto dell’umanesimo e condanna ogni concezione unitaria dell’umanità.

Ma anche l’idea di una civiltà tecnica può essere pericolosa, perché è facile arrivare attraverso il progresso, al concetto di superiorità di certi popoli, e risulta difficile non associare il progresso tecnico all‘idea di perfezionamento intellettuale e morale.

Allo sviluppo tecnico va legato inoltre il prestigio, la modernità, la potenza e l’accumulazione di ricchezza.

A questo punto la cultura entra in un sistema, dove l’essere umano, i suoi diritti e la libertà, non sono sicuramente i valori prioritari.

Una civiltà a livello mondiale, per essere tale, deve tener conto dalla libera espressione e del rispetto di tutti le culture e deve ricercare globalmente di coprire i bisogni di tutti.

E’ questo il senso della cultura popolare, che non si esaurisce con i concerti di piazza e i vari passatempo, che non sono pensati per una formazione estetica.

Per questo la cultura non può venire dall’alto, deve essere il risultato di una ricerca comune, costante, paziente, da fare con chi è più dotato insieme a quello che lo è di meno.

Se cosi non si fa, si produrrà solo una cultura d’elite, vanificando la partecipazione di vasti estratti della popolazione, che possono apportare valori importanti, che oggi si perdono in forme di evasione vari, che non sollecitano la attività del pensiero, aldilà di una vita dedicata alla ricerca dei bisogni materiali e a divertimenti comandati.

Tutti devono avere accesso ad altre possibilità, dove la comunicazione reale, il gusto, lo spirito, l’ambiente e la solidarietà siano valori attuali e condivisi.

Ed è in questo modo che, la cultura dimostrerà di essere popolare, quando si prenderà cura dei sogni delle persone e risveglierà in loro, aspirazioni e desideri, che altrimenti non avrebbero mai potuto esprimere.

Per questo la cultura deve portare all’azione, un uomo che sa, non può essere passivo.

E’ un mezzo d’espressione ma anche un motore, la cultura impegna, è un mezzo di lotta, giacché senza un pensiero critico l’uomo si batterà soltanto, per coprire i suoi bisogni materiali.

La cultura non può essere solo accademica, deve contribuire alla dignità dell’uomo e deve servire a creare una maggiore fraternità fra gli uomini.

Ma perché così sia deve stare al servizio di tutti, ricercando nuove forme che diano stimoli al cambiamento, ma sempre come dice P. Klee :

” …come l’albero, con i rami ai venti del mondo, ma con le radici saldamente legate alla terra”.

 

Rosa Rodriguez


  • "Mai la tecnica ha fatto artista nessuno, ma mai nessuno è diventato artista senza la tecnica”.

    Enrico Caruso

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