cultura 2

La cultura o i diversi significati del termine cultura.

Bisogna considerare i vari aspetti del lavoro culturale:

  • la cultura come sviluppo dell’uomo nella società
  • la cultura propria di realtà sociali diverse, contadina, dialettale, isolana
  • la problematica d’unificare una cultura universale.

 

La cultura è soprattutto lo sviluppo del corpo e dello spirito, l’azione di coltivarsi e il suo risultato, vale a dire un sapere che ci aiuti a vivere meglio.

Dice Chombart De Lauwe:

“Il mobilio o la preparazione dei pasti, il lavoro e le strutture sociali, esprimono una civiltà al pari della letteratura o della musica.”

Non sempre siamo in grado di dare valore a forme culturali lontane da noi.

E non considerandole è sempre più facile pensare alla superiorità di una civiltà sulle altre, o di un popolo, finendo a ragionamenti sulla razza superiore di triste memoria.

Per questo il razzismo è l’opposto dell’umanesimo e condanna ogni concezione unitaria dell’umanità.

Ma anche l’idea di una civiltà tecnica può essere pericolosa, perché è facile arrivare attraverso il progresso, al concetto di superiorità di certi popoli, e risulta difficile non associare il progresso tecnico all‘idea di perfezionamento intellettuale e morale.

Allo sviluppo tecnico va legato inoltre il prestigio, la modernità, la potenza e l’accumulazione di ricchezza.

A questo punto la cultura entra in un sistema, dove l’essere umano, i suoi diritti e la libertà, non sono sicuramente i valori prioritari.

Una civiltà a livello mondiale, per essere tale, deve tener conto dalla libera espressione e del rispetto di tutti le culture e deve ricercare globalmente di coprire i bisogni di tutti.

E’ questo il senso della cultura popolare, che non si esaurisce con i concerti di piazza e i vari passatempo, che non sono pensati per una formazione estetica.

Per questo la cultura non può venire dall’alto, deve essere il risultato di una ricerca comune, costante, paziente, da fare con chi è più dotato insieme a quello che lo è di meno.

Se cosi non si fa, si produrrà solo una cultura d’elite, vanificando la partecipazione di vasti estratti della popolazione, che possono apportare valori importanti, che oggi si perdono in forme di evasione vari, che non sollecitano la attività del pensiero, aldilà di una vita dedicata alla ricerca dei bisogni materiali e a divertimenti comandati.

Tutti devono avere accesso ad altre possibilità, dove la comunicazione reale, il gusto, lo spirito, l’ambiente e la solidarietà siano valori attuali e condivisi.

Ed è in questo modo che, la cultura dimostrerà di essere popolare, quando si prenderà cura dei sogni delle persone e risveglierà in loro, aspirazioni e desideri, che altrimenti non avrebbero mai potuto esprimere.

Per questo la cultura deve portare all’azione, un uomo che sa, non può essere passivo.

E’ un mezzo d’espressione ma anche un motore, la cultura impegna, è un mezzo di lotta, giacché senza un pensiero critico l’uomo si batterà soltanto, per coprire i suoi bisogni materiali.

La cultura non può essere solo accademica, deve contribuire alla dignità dell’uomo e deve servire a creare una maggiore fraternità fra gli uomini.

Ma perché così sia deve stare al servizio di tutti, ricercando nuove forme che diano stimoli al cambiamento, ma sempre come dice P. Klee :

” …come l’albero, con i rami ai venti del mondo, ma con le radici saldamente legate alla terra”.

 

Rosa Rodriguez


  • "Mai la tecnica ha fatto artista nessuno, ma mai nessuno è diventato artista senza la tecnica”.

    Enrico Caruso

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