Mostra: Il corpo della voce

MOSTRA: IL CORPO DELLA VOCE
La straordinarietà del suono umano.

Sicuramente molto interessante l’idea di allestire una mostra sulla voce.
Elemento misterioso ed elementare, rivelatore dei sentimenti e canale di espressione delle nostre più nascoste emozioni.
Si parla della voce con tre ricercatori: Carmelo Bene, Cathy Berberian e Demetrio Stratos. 
Tutte e tre colti, intelligenti e geniali. 
Li unisce l’anticonformismo alle regole del cosiddetto “gusto del pubblico “, anche la voglia di esplorare aspetti sconosciuti alla maggior parte degli esperti del settore.
Questi lati della ricerca, apparentemente nuovi, sono impiegati, come dimostra il materiale della mostra, in varie culture non occidentali.
Non a caso la Berberian è armena, e Stratos greco. 
La scala pentagonale, poi, unisce India,Siberia e Mongolia alla musica dell’ Alto Perù. 
Ma, la ricerca di unire questi elementi alla musica odierna, già dagli anni 50, in poi, da questi importanti artisti, è un punto di partenza molto interessante, che dovrà passare, inesorabilmente, per l’integrazione di questi elementi, in un prodotto nuovo che condivida la strada, e che faccia vivere insieme ed armoniosamente, queste diverse esperienze culturali.
I ricercatori sono uniti non solo da questo importante scopo.
All’ unisono, esprimono un giudizio negativo sulla voce nel canto lirico.La trovano stentorea, priva di pronuncia, esagerata e fine a se stessa.
Condivido questo analisi, ma, solo se si riferisce al canto lirico odierno.
Il grande canto della Scuola Italiana, aveva pronuncia perfetta, anche nei concertati velocissimi. In più i cantanti erano capaci di cantare con uguale naturalezza, ogni tipo di musica.
Un bell’ esempio i tanghi di Tito Schipa e le canzoni napoletane, cantate da quasi tutti i cantanti del passato.

In altro genere,Claudio Villa ,canta un meraviglioso duetto con Magda Olivero, dall’opera ” L’amico Fritz ” di P Mascagni.
Non si sente nella ricerca di questi tre importanti artisti, il comune denominatore di essere un anello nella catena della vocalità, che esperimenti suoni diversi, per arricchire un patrimonio in declino.
È anche elemento comune a tutte e tre, la valorizzazione assoluta della muscolatura mascellare inferiore, bocca e collo inclusi, con la totale indifferenza verso un’integrazione
sui seni frontali e i risonatori superiori, vero microfono naturale della voce umana. 
Ed è un po’ triste pensare che, di queste grandi voci e profonde intelligenze, sia rimasto molto poco, nella cultura odierna del canto.
Ma, forse, come diceva il Maestro Galperin, del Colón di Buenos Aires :
” non mancano le grandi voci , mancano le vocazioni che si mettano al loro servizio “.
Dobbiamo cercare, provare e ricercare…perché come diceva Enrico Caruso:
” mai la tecnica ha fatto artista nessuno. …
ma, senza la tecnica, non si può essere un artista “

Rosa Rodriguez


  • "Mai la tecnica ha fatto artista nessuno, ma mai nessuno è diventato artista senza la tecnica”.

    Enrico Caruso

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