Proposta didattica

Definire un percorso educativo, vuol dire percorrere ogni singolo tratto, in modo da capire quali sono gli ostacoli più o meno evidenti da eliminare e quali gli elementi importanti da recuperare. Vorrei cercare quindi di definire cosa significa insegnare a cantare. È sempre possibile? Vogliamo che gli allievi imparino, ma ci preoccupiamo abbastanza che capiscano il valore di quello che fanno? Non credo che serva solo motivare lo studio in funzione di una carriera artistica più o meno fortunata. Penso che occorra dare ai ragazzi una diversa ragione per la quale venire a lezione e soprattutto una valida per tornarci. Per ottenere questo risultato cosa dovrebbe fare l’insegnante di canto? Qualunque sarà la nostra risposta a questo importante quesito, dobbiamo prendere atto che, per quanto riguarda la tecnica vocale è il tempo della crisi più assoluta. Ci sono innumerevoli teorie in conflitto, che si convertono spesso in “vicoli ciechi” e che fanno si che la grande maggioranza degli allievi, non abbia nessuna sicurezza nel riuscire ad ottenere un metodo di lavoro, che dalla prima lezione gli insegni a migliorare la propria vocalità. Insegnare vuol dire educare all’arte, ossia alternare libertà e disciplina, incoraggiando la fantasia individuale e preparando l’allievo ad aperture più vaste da inserire nelle regole ferree di una buona e sana tecnica vocale. Se vogliamo un paese musicale degno della sua gloriosa tradizione vocale, non dobbiamo contare solo sull’individuo ed aspettare l’arrivo del genio che salverà la situazione. Questa profonda inversione di tendenza non si ottiene soltanto con teatri, concerti o manifestazioni sporadiche, soggette a mode e interessi vari. Si potrà ottenere invece, con la cultura musicale di base nella scuola, con l’insegnamento della musica e del canto non più limitato a pochi eletti. Ma esteso ad un gran numero di bambini ed adolescenti. Per fare questo bisogna ricuperare l’artigianato dell’insegnamento. Poche regole, ma precise: respirazione rigorosamente nasale, senza rumore né contrazione muscolare facciale, postura eretta, collo rilassato e mento sciolto. Adoperando la respirazione diaframmatica si ottiene più facilmente il sostegno del suono e così si evitano abitudini nocive alla salute vocale. La respirazione orale, per la bocca o mista, comporta seri rischi, non solo alla voce ed all’ intonazione dei suoni, ma è anche concausa importante del riflusso gastro – esofageo o dei disturbi più generalmente legati allo stomaco e dal processo digestivo. Si dice spesso che per una respirazione veloce ”non ci sia tempo” per respirar con il naso. Non è esatto. L’educazione della respirazione fa sì che, i cosiddetti “fiati rubati” della migliore tradizione canora, siano in se stessi elementi di grande fascino vocale, e un aiuto importante per mantenere il controllo del sostegno diaframmatico. Che sia difficile cambiare le abitudini sbagliate, è un dato certo, però non c’è niente di facile nell’ imparare una disciplina artistica. Dobbiamo far capire agli studenti che lo studio è un processo di crescita, e che in ogni modo, anche se studiano solo un anno e non cantassero più, avranno acquisito per sempre una respirazione più corretta, ed una consapevolezza maggiore della posizione del corpo, che li aiuterà in futuro a parlare meglio. Educare alla tecnica vuol dire, scoprire le risorse profonde che abbiamo tutti noi, e che possono realizzarsi con la volontà e lo sforzo creativo. Imparare un genere musicale e specializzarsi, non vuol dire sapere un certo numero di brani di repertorio, significa, prima di tutto avvicinarsi ad una cultura e soprattutto se non è la nostra, approfondire attraverso l’ascolto, lo spartito e la lingua, elementi fondamentali per potere, dopo, dare una nostra visione interpretativa, che sarà necessariamente diversa dagli elementi originali. Costruire un nuovo concetto della didattica vocale e della formazione artistica, farà sì che si possa dare agli allievi qualcosa di diverso, che è l’unico motivo per il quale gli studenti che usciranno dalla nostra scuola, avranno qualcosa in più, più coscienza tecnica e più conoscenza artistica. Non si tratta d’utopismo (sebbene sia particolarmente convinta che l’utopia debba avere un posto importante nel cuore d’ogni artista) ma di valutare seriamente, le possibilità di successo di un programma di studio, pensato con un criterio diverso. Questo criterio in un argomento difficile e delicato come la tecnica vocale, deve essere unificato ed applicato in tutte le esperienze didattiche: laboratorio, repertorio, e gruppi vocali. Questo riduce l’incertezza, la perdita di tempo e soprattutto la perdita di fiducia dell’allievo che si sente chiedere da ogni insegnante cose diverse e a volte anche contraddittorie. La capacità d’ogni singolo Maestro sarà motivo d’ulteriore arricchimento. Spero che in futuro si possa lavorare per creare qualcosa di nuovo nell’insegnamento della vocalità, e credo anche che sarà un impegno vincente, non soltanto da un punto di vista artistico. La capacità di crescita di una struttura formativa è sempre ancorata alla sua possibilità qualitativa, e sarà importante, che nessuno di noi lo dimentichi.

 Rosa Rodriguez


  • "Mai la tecnica ha fatto artista nessuno, ma mai nessuno è diventato artista senza la tecnica”.

    Enrico Caruso

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