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NEL VENTENNALE DELLA COTOGNI

I CONDIZIONAMENTI CULTURALI

Possiamo dire che, il complesso universo che rinchiude la parola cultura, oggi sia in grave crisi.

Non solo perché lo Stato non gli riconosce un valore sociale, ma soprattutto , perché vede che una maggiore conoscenza dell’individuo nella società, porta inevitabilmente a contestazione ed è un elemento che rompe un equilibrio stabilito dai grandi interessi e contesti, che in qualche modo viene imposto alla politica economica e sociale di ogni paese.

Mai come oggi, l’uomo è al centro d’una informazione diffusa, capillare, che può dire tutto ed il contrario di tutto.

La crisi di valori colpisce non solo la politica, ma il senso dello Stato, il valore del lavoro e della sua mancanza, creando sfiducia nel cittadino, che sente che si deva cambiare profondamente il sistema politico attuale.

Cambiare non è semplice e bisognerebbe costruire una nuova coscienza della gestione del potere.

Ed è qui, che abbiamo bisogno della cultura, della conoscenza e dei principi, per portare avanti un progetto che metta l’uomo al centro d’ogni lavoro sociale.

Cominciando dalla scuola pubblica, oggi sconvolta da cambiamenti che, sicuramente non aiutano alla formazione del cittadino , sia.contadino, impiegato o professionista. A Roma , poi le conseguenze della delibera 140, hanno visto chiudere tante realtà culturali e sociali, che operano nella città, spesso coprendo servizi. mancanti, con un volontariato che dovrebbe essere una risorsa e un vanto per una società civile.

La tecnologia che è la grande rivoluzione del secolo, non può dare da sola , una riposta seria, al bisogno di formazione.

L’ambiente, cosi gravemente colpito, chiede ad ognuno di noi di conoscere i rischi d’un uso indiscriminato delle risorse, per diventare più consapevoli del nostro ruolo di consumatori.

La partecipazione alla vita sociale, tanti problemi di questo tempo hanno bisogno di noi, la massiccia immigrazione, destinata ad aumentare , se non si lavora per la pace,

non si risolve, né con la negazione razzista né con l’accoglienza imposta.

Gli Enti internazionali scaricano il problema con promesse di contributi, ma senza creare condizioni per una reale distribuzione della responsabilità nell’accoglienza di queste persone, che hanno diritto ad essere ricevuti, ma con delle regole comunitarie precise.

Senza regole si creano forme di lavoro clandestine , che a volte si tramutano. In schiavitù.

E non si può dire onestamente che rubano il lavoro agli italiani ” perché giustamente, i nostri cittadini non devono accettare il lavoro schiavo.

La cultura, il conoscere, ci permette di pensare non solo con la nostra testa, ma anche ci dà la possibilità di ragionare con il cuore.

Quando diciamo : “Rimangano a casa loro”,non ricordiamo che noi, gli. Italiani abbiamo popolato il mondo e che. questo è stato possibile, perché altri popoli, non ci hanno chiuso le porte.

Studiare i cambiamenti e sopratutto i motivi di questi mutamenti, ci renderà più consapevoli di quello che dobbiamo chiedere alla politica e ad ognuno di noi.

Partecipare, discutere, impegnarsi è dovere di cittadinanza e la cultura ci deve dare gli elementi per farlo.

Il suo contributo è indispensabile, per questo la lotta per l’educazione, l’arte e la responsabilità deve essere prioritaria, capillare e non deve escludere nessuno.

Solo così la cultura diventerà BENE COMUNE e potrà lavorare per migliorare la vita di tutti.

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