Storia

Il problema della tecnica, per il cantante o l’attore, investe l’essenza del suo stesso operare, prima di essere un problema di linguaggio specifico o di linguaggio artistico. L’Associazione è “alla ricerca del canto perduto”; ricerca che fa, non con cantanti, ma con gente che canta: per abbellire la propria vita, per parlare agli altri, per recuperare il rapporto vivo con una parte forse sconosciuta del proprio patrimonio culturale, per tirare fuori emozioni dimenticate; sicuramente non come una corsa al successo. A coloro che già ci sono·o che verranno, chiediamo di essere gente che canta. E’ un bel rischio. Ma è un rischio che cancella la solitudine. Siamo nati per onorare la memoria di Antonio Cotogni, raffinato baritono, grandissimo maestro e uomo di grande umanità. Il nostro impegno è quello di ricordare, di ricercare, di sentire che tutto quello che diamo agli altri come gesto d’amore è l’essenza stessa dell’arte. Noi siamo qui per questo. Per l’Associazione Antonio Cotogni la memoria è un elemento fondamentale del futuro. Per questo dalla sua nascita si propone ogni anno il 24 marzo di recuperare, per il nostro patrimonio culturale, il ricordo di un artista che abbia messo la propria arte al servizio degli altri; di sottolineare l’impegno di chi concepiva il proprio lavoro come un bene da condividere e non un privilegio da cui ottenere onori e ricchezza. Ugo Stame, che canta nella sua cella di Regina Coeli e sarà assassinato alle Fosse Ardeatine; Victor Jara, che muore cantando le sue canzoni nello Stadio Nacional de Chile; Julius Fusik, che scrive dal carcere della Gestapo “per l’allegria ho vissuto, per l’allegria muoio. Che non si associ mai la tristezza al mio nome”. Sono questi alcuni degli artisti che abbiamo proposto fino ad oggi. In futuro abbiamo in programma di celebrare Friedl Dicker, pittrice, tessitrice, designer, allieva del Bauhaus, nella quale si è sviluppata la più grande esperienza didattica di questo secolo.

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